Dando seguito all’iniziativa lanciata dal Prof. Corrado Gavinelli  Un Concorso aperto e libero: arte per la vita in tempi di Coronavirus, il cui tema è senza vincoli se non quello del soggetto: come contrastare il Coronavirus, come vincerlo, pubblichiamo di seguito le proposte giunte per cogliere questo periodo di stasi imposta dall’emergenza come occasione per manifestare un inno alla vita in forme artistiche.

Le proposte sono presentate secondo l’ordine cronologico nel quale sono pervenute e divengono una serie aperta: man mano che ne arriveranno altre, saranno aggiunte.

Prima proposta – data di arrivo, 8 Aprile 2020. Da Nuovo Ospedale, Torre Pellice (Torino) Italia

Sistemazione nella Bacheca Ospedaliera del Disegno Inaugurale del Concorso

Il Disegno originale di Corrado Gavinelli contro il Corona Virus, del 3 Aprile 2019. Denominato poi ‘Corona Vita’

Il Disegno di Apertura del Concorso eseguito da Corrado Gavinelli a ringraziamento della opera meritevole del personale Medico e Sanitario dell’Ospedale torrepellicino

Due Infermiere dell’Ospedale di Torre Pellice con il Disegno gavinelliano

Seconda proposta – data di arrivo,12 Aprile 2020 (giorno di Pasqua). Da Sergio Mollea, Pasticciere, Torre Pellice (Torino) Italia.  Sorpresa Pasquale!

Sorpresa pasquale!

Terza proposta – data di arrivo, 15 Aprile 2020. Da Alvaro Puglisi, Ingegnere Nucleare, Villarbasse (Torino). ‘Una Corona Umana’, e ‘Una Corona Mondiale, Colorata’

Una Corona Umana’
Una Corona Mondiale Colorata

Quarta proposta – data di arrivo 17 Aprile 2020. Da Andrea Giampiccoli, Ricercatore Associato alla Università di Tecnologia, Durban, Sudafrica  ‘Mutevolezza Morente’

Covid-19 ‘Mutevolezza Morente’

Quinta proposta – data di arrivo 21 Aprile 2020. Da Anna Sofia Mollea, Alunna della Classe V della Scuola Primaria di Angrogna (Torino) ‘Non Disegno, ma Coloro Molto Volentieri!’

‘Non Disegno, ma Coloro Molto Volentieri!’

Sesta proposta – data di arrivo 22 Aprile 2020. Da Simone Albano, Perito Elettrotecnico, Milano (Italia) – ‘Versetti Biblici Per Conforto e Speranza, Risolutezza e Cura’

‘Versetti Biblici Per Conforto e Speranza. Risolutezza e Cura’

Settima proposta – data di arrivo 23 Aprile 2020. Da Salvatore Grande, Architetto e Illustratore, Lugano, Svizzera – Pandemonìa (Questa Pandemìa è il Pane del Demonio, per cui è una Pandemonìa)

Pandemonìa

Ottava proposta – data di arrivo 23 Aprile 2020. Da Giorgio Casati, Architetto e Artista, Milano. Endiadi. Il CoronaVirus nell’infinito mondo (concluso il 22 Aprile 2020, 50a Giornata della Terra).

Endiadi. Il CoronaVirus nell’infinito mondo (concluso il 22 Aprile 2020, 50a Giornata della Terra): Gran Bretagna, Portogallo, Spagna, Svizzera, Europa, Gran Bretagna, Svezia, Francia, Germania, Italia, Cechia, Russia, India, Cina, Vietnam, Giappone, Angola, Botswana, Sud Africa, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Marocco, Tunisia, Uruguay, Guyana, Venezuela, Bolivia, Brasile, Perù, Cile, Argentina, Colombia, Messico, Stati Uniti d’America, Canada, Cuba, Repubblica Dominicana, Salvador, Guatemala, Haiti, Jamaica.

Nona proposta – data di arrivo 23 Aprile 2020. Da Stefania Seddio, Architetto, Lugano, Svizzera. CoronaVino! (Un Fiaschetto di Vino Toscano per Brindare alla Fine del Contagio!)

Corona-Vino!

Decima proposta – data di arrivo 23 Aprile 2020. Da Stefania Seddio, Architetto, Lugano, Svizzera La Coroncina della Vita (Basta una Piccola Corona per una Grande Vita!)

La Coroncina della Vita

Undicesima proposta – data di arrivo, 23 Aprile 2020. Da Marco Cremona, Architetto, Milano.
Corona di Fiori e Arcobaleno Imbandierato. Tante bandiere del mondo di tanti Paesi coinvolti, uniti da un arcobaleno a corona che incrocia la corona di fiori, e – come tutti gli arcobaleni – viene dopo la tempesta e porta nuovamente il sole, e la speranza di un nuovo inizio colorato e gioioso.

Corona di Fiori e Arcobaleno Imbandierato.

Dodisesima proposta – data di arrivo, 23 Aprile 2020. Da Adriano Cremona, Pensionato, Milano, Italia Senza Titolo.

Senza titolo.

Tredicesima proposta – data di arrivo, 23 Aprile 2020. Da Giorgio Pissardo, Geometra, Villareggia (Torino). Murale di Nilda Noemi Actis Goretta detta Munù, Artista e Muralista di Pigüé (Buenos Aires- Argentina) in Piazzetta dei Migranti a Caluso (TO). Il Murale (eseguito tra il 2006 ed il 2009) è concepito anche come schermo di proiezione di filmati, diapositive e altre immagini. Qui è proiettata la Corona di Vita!

Il progetto (di Giorgio Pissardo del 2005) per la piazzetta con il murale, e il suo cono di proiezione.

 

La Piazzetta dei Migranti a Caluso (TO) con la CoronaVita proiettata.

Quattordicesima proposta – data di arrivo, 24 Aprile 2020. Da Manuela Bonometto, Funzionario direttivo, Servizi Sociali, Villareggia (Torino). La Maglietta della Speranza

La Maglietta della Speranza.

Quindicesima proposta – data di arrivo, 25 Aprile 2020. Da Maria Pia Beretta, Artista Culinaria, Milano. Il CoronaNonVirus Edibile del XXV Aprile 2020. Un cibo per rinforzare ogni Resistenza.

Il CoronaNonVirus Edibile del XXV Aprile 2020.

Sedicesima proposta – data di arrivo, 26 Aprile 2020. Da Elisabetta Ribet, Teologa protestante e Docente universitaria, Strasburgo (Francia). Memoria in Tricolore.

Memoria in Tricolore

Diciassettesima proposta – data di arrivo, 28 Aprile 2020. Da Giancarlo Consonni, Architetto e Poeta, Milano. Inverno 1

Inverno 1

Diciottesima proposta – data di arrivo, Aprile 2020. Da Giancarlo Consonni, Architetto e Poeta, Milano. Inverno 3 In attesa della stagione della guarigione

Inverno 3

Diciannovesima proposta – data di arrivo, 29 Aprile 2020. Da Giancarlo Consonni, Architetto e Poeta, Milano. Poesia (2003)“Difficilmente riuscirò a scrivere una poesia su questa tragedia.
Posso solo mandare un mio significativo componimento già edito”.

STATE LEGGERI

Come quando

la vita ti bastona

e uno respira piano

per non fare male all’aria.

Ventesima proposta – data di arrivo, 29 Aprile 2020. Da Graziella Tonon, Architetto e Poetessa, Milano. Poesie (1996 e 2008)“Due poesie scritte in altri momenti, ma che possono evocare la situazione di clausura che stiamo vivendo”.

RUBA IL SOLE ALLE ROSE,

Qui sul balcone

folti mi vengono i crisantemi

e non le rose.

Ho una campanula che lascio correre

Se non ci sono copre il balcone

È DOMENICA

Due note di flauto

una di piano

un pianto improvviso

le rondini

in basso uno ha riso

un altro ha urlato fortissimo «goal!».

Eppure silenzioso pare il cortile

e gentile di carta stagnola

lassù l’aeroplano.

Ventunesima proposta – data di arrivo, 29 Aprile 2020. Da Ugo Pierri, Poeta, Trieste, Italia
Plip-plip-plip Da una città divenuta Area Necropolitana (da parte di un “pittore inediale, poeta espressionista-crepuscolare, scrittore di racconti tetrallegri”).

PLIP PLIP PLIP

plip plip plip

lente gocce scandiscono la resa dei conti

bip bip bip

lo scatto luminoso lancia sos cardiocircolatori

avido di futuro un groviglio di tubi

tiene in vita la morte

sotto la diafana cupola

ebbri di morfina gli effimeri

muoiono dalla voglia di vivere

poco importa se siano eroi o angeli

le ombre frettolose che si agitano intorno

Ventiduesima proposta – data di arrivo, 30 Aprile 2020. Da Gianni Bolis, Grafico, Calolziocorte (Lecco) La Desolazione del CoronaVirus

La Desolazione del CoronaVirus

Ventitreesima proposta – data di arrivo, 30 Aprile 2020. Da Gianni Bolis, Grafico, Calolziocorte (Lecco) La Speranza della Ripresa

La Speranza della Ripresa

Ventiquattresima proposta – data di arrivo, 1 Maggio 2020. Da Mirella Loik, Architetto, Torre Pellice (Torino) Italia Trittico delle Valli Valdesi. È un mio omaggio storico a Paolo Paschetto, il grande Artista delle Valli Valdesi (Pellice, Chisone, e Germanasca) nell’area alpina – cozia e piemontese – di Pinerolo in provincia di Torino, che ha rappresentato mirabilmente nei suoi lavori pittorici e grafici con grande intensità di stilismo liberty-déco e realistico novecentismo. Le 3 immagini (che ho parzialmente rielaborato, mantenendo gli aspetti formali degli originali, con parziali colori nei due disegni in bianco e nero, e per la terza figura con l’aggiunta della Corona di Fiori del nostro Concorso) riguardano La Luce che Illumina le Tenebre (Lux Lucet in Tenebris), emblema storico dei Valdesi prima della loro adesione alla Riforma Protestante (avvenuta nel 1531) ma utilizzato anche dopo; il cosiddetto Stellone d’Italia, disegnato nel 1946 (e presentato al concorso nazionale vinto dal pittore) per lo stemma ufficiale della Repubblica Italiana adottato nel 1948 e tuttora istituzionalmente usato dallo Stato italiano; ed i Falò della Libertà (fuochi di ringraziamento ed esultanza per la ottenuta libertà di culto – concessa a tutte le religioni non-cattoliche praticate in Italia – dall’allora Re Carlo Alberto nel 1848)

Paolo Paschetto, Stemma Valdese, 1943 (La Luce che Illumina le Tenebre)
Paolo Paschetto, Emblema della Repubblica Italiana, 1948 (Lo Stellone d’Italia)
Paolo Paschetto, Falò del XVII Febbraio, 1925 (I Fuochi della Libertà di Culto)

Venticinquesima proposta – data di arrivo, 2 Maggio 2020. Da Valentina Piscopo, Ristoratrice e Cuoca, Cuneo, Italia. Io Resto in Casa! Partecipazione della piccola Rachele Jbilou, di anni 3

 

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Ventiseiesima proposta – data di arrivo, 4 Maggio 2020. Da Mirella Loik, Architetto. Corona-GrandeTorino 2020 Quest’anno, il 4 Maggio, giorno di commemorazione della scomparsa del Grande Torino nella tragedia aerea di Superga, per la prima volta dal 1949 non sarà possibile effettuare (a causa del persistere del CoronaVirus) alcuna cerimonia pubblica per ricordare quell’evento. Ma personalmente ritengo che la memoria verso quella indimenticabile squadra di campioni possa ugualmente essere partecipata da ogni persona individualmente – sui balconi, alle finestre, o anche in casa – secondo le espressioni dei propri sentimenti e della propria sensibilità. Mirella Loik è figlia del campione granata Ezio Loik deceduto a Superga col Grande Torino.

Corona-GrandeTorino 2020

Ventisettesima proposta – data di arrivo, 4 Maggio 2020. Da Corrado Gavinelli, Architetto e Artista, Torre Pellice (Torino). Quarto Atto contro il Corona Virus – Le Ghirlande di Picasso Proseguendo nella mia periodica proposizione di Iniziative contro il Virus Corona, improntate sulla presenza cromatica dei fiori simboleggiante la Corona Vita, questa volta – per la circostanza della cosiddetta Fase 2 – presento un’ulteriore sequenza di immagini artistiche di Paolo Picasso, in cui si evidenzia la gioiosa e caratterizzante immagine delle sue donne coronate da una ghirlanda di fiori e frasche. Sono figure che in pratica percorrono l’itinerario variegato della mirabolante artisticità picassiana, dal ripreso realismo novecentistico alla versione post-cubistica guernicana, fino alla sintesi grafica della campagna per la pace.
La prima Immagine, di soggetto generico (Ritratto di Donna, 1932), probabilmente già riguarda la figura della giovane Marie Thérèse Walter, cui più precisamente si riferiscono i due successivi Ritratti con una Corona di Fiori in testa, effettuati tra il 1937 ed il 1938. Viene quindi la famosa Bambina con Corona e Fiore mentre Gioca con una Barchetta (è la figlia dell’artista, Maya) del 1939, e quindi il Viso inghirlandato del 1946, ripreso da una foto di Françoise Gilot con una corona di edera sul capo, che nel 1950 si trasforma in un Viso di Pace con un rametto di ulivo adagiato, sui capelli della donna, dalla colomba biblica.

Pablo Picasso, Ritratto di Donna. 1932
Pablo Picasso, Maria Teresa con Ghilanda, 1937
Pablo Picasso, Ritratto di Maria Teresa Walter con una Ghirlanda di Fiori,
1937-38
Pablo Picasso, Bambina con Corona e un Fiore che Gioca con una Barchetta,
1939
Pablo Picasso, Foto di Françoise Gilot, 1946
Pablo Picasso, Viso, 1946
Pablo Picasso, Viso di Pace, 1946

Ventottesima proposta – data di arrivo, 5 Maggio 2020. Da Paolo Mussat Sartor, Artista, Torino.
Ovulo 1973 “Penso che questa Immagine possa essere di buon auspicio per la Rinascita post-Covid”.

Ovulo 1973

Ventiseiesima proposta – data di arrivo, 11 Maggio 2020. Da Marco De Bettini, Architetto, Torre Pellice (Torino). La Pandemia del Corona Virus

La Pandemia del Corona Virus

Ventisettesima proposta – data di arrivo, 12 Maggio 2020. Da Liliana Ayassot, Sarta e Costumista, Torre Pellice (Torino). Confezione di emergenza delle Mascherine

Il Laboratorio per le Mascherine

Ventottesima proposta – data di arrivo,13 Maggio 2020. Da Ugo Pierri, Artista e Poeta, Trieste. Sofferenza Contingente Inevitabile Sacrificio per la Pandemìa

Sofferenza Contingente

Ventinovesima proposta – data di arrivo, 13 Maggio 2020. Da Chiara Ziganto, Tecnico di Laboratorio, Torino.

I Fiori Volati Via

Trentesima proposta – data di arrivo, 15 Maggio 2020. Da Daniela Falcone, Architetto, Milano.
Corona V… Corona Colora Vita. Quella che ci colorerà il mondo di vita nuova, rinnovata e migliorata. Una vita più a dimensione d’uomo con ritmi rallentati e con più contatto e rispetto per la natura.

Corona V…

Trentunesima proposta – data di arrivo, 16 Maggio 2020.Da Lucia Praticò, Studentessa, Liceo Linguistico Britannico, Milano. Una Corona di Cioccolato. Sono una grande appassionata di cioccolata: con una dose giornaliera mi sento invincibile!

Una Corona di Cioccolato

Trentaduesima proposta – data di arrivo, 16 Maggio 2020. Da Sylvia Praticò, Alunna di Scuola Media, Milano. La Solidarietà Protetta. Vinceremo il Virus solo restando uniti nella protezione

La Solidarietà Protetta

Trentatreesima proposta – data di arrivo, 21 maggio 2020. Da Elena Garavelli, Architetto, Milano.
Uncinetto Fiorito! Questa piccola opera rappresenta la Rinascita, e cito un pezzo della canzone di Jovanotti (Le tasche piene di sassi, del 2011) che per me la rispecchia: “Sbocciano i fiori sbocciano – E danno tutto quel che hanno in libertà – Donano, non si interessano – Di ricompense e tutto quello che verrà”

Uncinetto Fiorito!

Trentaquattresima proposta – 24 Maggio 2020. Da Carla Massimetti, Artista, Torino.
Il Cappello Fantastico, 2006 Ho realizzato questo disegno qualche anno fa sulla base di una fotografia che mi aveva attratta per il contenuto sorprendente di un caimano che sembrava assai soddisfatto del cappello fantastico che aveva piazzato in testa, una corona di farfalle leggerissima e colorata. Dunque – ho pensato – posandosi sulla testa di coccodrilli e tartarughe o altri animali, le farfalle regalano loro una bellezza nuova. E stando insieme senza farsi del male e con grande eleganza. Così mi sembra che dovremmo imparare a stare anche noi umani con l’universo intero, compreso di caimani, farfalle, orchidee, cavalli, vermi, ibischi, stelle, acque, pesci, virus. Senza farci del male e con grande eleganza.

Il Cappello Fantastico, 2006

Trentacinquesima proposta – 27 Maggio 2020. Da Giuliana Valli, Fotografa e Artista, Como.
Domani faremo anche noi così: riapriremo

Domani faremo anche noi così: riapriremo

Trentaseiesima proposta – 29 Maggio 2020. Da Anastasia Osipova, Grafica Indipendente, Roma.
Quando finisce la Quarantena?

Quando finisce la Quarantena?

Trentasettesima proposta – 1 Giugno 2020. Da Marina Botta, Architetto, Stoccolma (Svezia): Un buco di luce in fondo al buio, 2020

Un buco di luce in fondo al buio, 2020

Trentottesima proposta: – 1 Giugno 2020. Da Marina Botta, Architetto, Stoccolma (Svezia): Raggi di sole che trionfano su un mare di nuvole, 2020 “Cieli che forse possono raffigurare la speranza della luce e della vita che si riapriranno sul buio di questo periodo”

Raggi di sole che trionfano su un mare di nuvole, 2020

Trentanovesima proposta – 1 Giugno 2020. Da Ginevra Barbieri, Decoratrice Amatoriale, Torino Voglia di mare!!!!

Voglia di mare!!!!

Quarantesima proposta – 10 Giugno 2020. Da Corrado Gavinelli, Architetto e Scrittore, Torre Pellice (Torino). Quinto Atto contro il Virus Corona (per la Fase 3). LA GHIRLANDA DI FIORI COME EMBLEMA DI FIDUCIOSA SPERANZA DI RIPRESA

Riprendendo dalle immagini del mio Quarto Atto (pubblicato su ‘Frontiere’ il 4 maggio 2020) relative alle ghirlande floreali indossate dalle donne di Picasso che l’artista spagnolo ha ritratto, in vari anni della propria esistenza, e ripartendo con un’altra simile raffigurazione della seconda e ultima moglie del pittore, Jacqueline Roque [Figura 1],

1 Pablo Picasso, Piccola Testa di Donna con Corona di Fiori (ritratto della
moglieJacqueline Roque), 1962

per rimanere sempre su questo emblematico argomento figurativo-botanico delle corone di fiori che significano – in fondo – la gioia vitale e la rinascita festosa, nonché il rigoglio della bellezza nell’aspetto femminile che ne ha rappresentato il simbolo naturale, ho inteso porgere una compressa sintesi di questo genere particolare di esteriore messaggio fisico nella storia, nella forma particolare di addobbo femminile attraverso l’opera d’arte, a ricordo e riferimento concreto della fondamentalità estetica del significato di ricoprirsi di fiori per riprendersi da un passato da lasciare per iniziare una nuova condizione ulteriormente speranzosa (come più popolarmente è riscontrabile perfino nelle più remote tradizioni popolari di origine campagnola in molte nazionalità mondiali) [Figura 2].

2 – Vladimir Egorovich Makovsky, Ragazza Ucraìna, 1879. La fanciulla indossa
il tipico costume folcloristico della sua nazione, con la corona di fiori chiamata
Vinok

Se non proprio dagli Egizi (di cui esistono scarse indicazioni precise e certe) e dai Sumeri (per i quali abbiamo labili testimonianze), invece con certezza nelle antiche culture greca e romana, la donna era solita addobbarsi di corone vegetali (rami e frasche, e quindi fiori) per particolari cerimonie e festività celebrative riferite alle loro varie divinità e stagioni, in festeggiamenti e cortei. Nel contesto classico-antico, oltre alle varie raffigurazioni artistiche (nei mosaici romani soprattutto) [Figura 3]

3 – Mosaicista Tunisino, Flora, 261-264 dopo Cristo. Mosaico delle Stagioni di epoca
romana rappresentante una donna della antica città tunisina di Thysdrus (adesso
El Djem, sopra Sfax) coronata di frasche e fiori

offre una eccellente testimonianza di tale usanza incoronante lo splendido esemplare di Corona Aurea ritrovato nel corredo funebre della tomba di una facoltosa matrona marchigiana a Montefortino di Arcevia sopra Fabriano, lavorata nel 244-43 avanti Cristo da un abile artigiano piceno, appartenente alla popolazione celtica dei Senoni [Figura 4].

4 – Artigiano Piceno, Corona Aurea Funebre, 244-43 avanti Cristo. Reperto tombale
muliebre ritrovato nella necropoli a Montefortino di Arcevia nelle Marche (sopra
Fabriano), allora territorio celtico dei Galli Senoni

Questa radicata usanza arcaica, ritenuta pagana dal Cristianesimo, non appare infatti più nelle iconografie medioevali, se non sporadicamente come indicazione di vezzosità femminile, o muliebre, nel tipico abbigliamento di quell’epoca (la vera corona metallica e preziosa spettava alla regina, i copricapi velati dalle più varie fogge appartenevano alle damigelle, e il serto fiorito andava alle giovani o alle donne incinte) [Figura 5].

5 – Maestro delle Dame, La Dea Ragione che Conduce Cinque Sibille nella Città
delle Donne, 1409 (illustrazione dal popolare romanzo La Città delle Dame,
scritto in difesa delle donne virtuose dalla poetessa francese Cristina De Pizan
nel 1404-05, e miniato tra il 1406 e il 1410

E tutto questo perché, nella iconografia più ufficiosa, la vera (e sola) donna incoronata per eccellenza (non indossante frivole e occasionali ghirlande botaniche bensì portante un oggetto di riconoscibile regalità effettiva) doveva essere soltanto la Madonna. Così un accenno di coronalità vegetal-fiorita riprende solamente con la prima permissione figurale del periodo gotico, ed in particolare nella Maestà della Vergine del 1315 affrescata da Simone Martini nel Palazzo Pubblico di Siena [Figura 6],

6 – Simone Martini, Maestà della Vergine, 1315. E’ il grande affresco sulla parete
settentrionale della Sala del Mappamondo (detta anche Aula del Consiglio) del
Palazzo Pubblico di Siena

in cui il diadema regale si confonde con appena accennati petali metallici.

Questa maestosa verginalità mariano-cristiana viene sviluppata nel Quattrocento tardo-gotico e pre-rinascimentale, come attesta la meravigliosa corona di pietre preziose e fiori dipinta nel 1432 dal fiammingo Jan van Eyck per l’Altare della Cattedrale di San Bavo a Ghent (odierna Gand), nella tavola dolcissima della Vergine Maria appartenente al Retablo dell’Agnello Mistico [Figura 7].

7 – La Vergine Maria dipinta dal famoso pittore olandese Jan van Eyck nel 1432 per
l’Altare della Cattedrale di San Bavo a Ghent (odierna Gand), nella tavola laterale
sinistra del Retablo della Adorazione dell’Agnello Mistico

Ma sarà invece qualche anno più tardi – e inevitabilmente – nel Rinascimento che, con la ripresa delle tradizioni classiche ritornano raffigurazioni di donne con le teste infiorate, più decisamente normali sebbene sempre mitologiche, e particolarmente riferite alla dea Flora, l’antica italica Ebe, portatrice simbolica del rinnovamenteo primaverile: e di cui l’immagine più significativa, e nota, si ritrova nella Primavera di Alessandro Botticelli, realizzata nel 1482 [Figura 8].

8 – La figura della dea Flora nel dipinto La Primavera di Alessandro Botticelli,
realizzata nel 1482

In sèguito, raffigurazione esasperata della fruttività naturale autentica, perseguita dall’estroso pittore cinquecentesco Giuseppe Arcimboldo (Flora, 1589-90) [Figura 9],

9 – Giuseppe Arcimboldo, Flora, 1589-90

oppure languido emblema riconoscitivo della religiosità monacale nella figura tipica di Santa Rosa da Lima (che da fanciulla aveva un nome per altro altrettanto floreale: Isabella Flores) come tipicamente lo ha ritratta Carlo Dolci nel 1668-70 [Figura 10],

10 – Carlo Dolci, Santa Rosa da Lima (il cui vero nome era Isabella Flores), 1668-70

la donna coronata di fiori diventa nel Settecento più terrena, per quanto continuativamente arcaica e idealizzata (e con tale aspetto la presenta la pittrice veneziana Rosalba Carriera nella Allegoria della Musica del 1712) [Figura 11];

11 – Rosalba Carriera, Allegoria della Musica, 1712

per finalmente accedere ad una oggettività più realistica, di persona comune dell’epoca, con tutto l’Ottocento: a cominciare dai personaggi femminili del neo-classico Jacques-Louis David (Ritratto della Contessa Daru, 1810) [Figura 12],

12 – Jacques-Louis David, Ritratto della Contessa Daru, 1810

e proseguendo con il Realismo veristico, soprattutto rappresentato dalla pittrice greca di riferimento preraffaellitico, Marie Eufrosyne Spartali-Stillman (Madonna Pietra degli Scrovigni, 1884) [Figura 13]

13 – Marie Eufrosyne Spartali-Stillman, Madonna Pietra degli Scrovigni, 1884

.

E ancòra di più, con l’avvento – e la affermazione – della Modernità industriale, la ghirlanda fiorita appare sulle teste delle donne quale elemento di espressione femminile graziosa e pura, di circostanza vezzosa e comunque sempre di comunicabilità gioiosa, personalizzata: scarsamente però negli Impressionisti, che (a parte un isolato e floralmente timido Pierre-Auguste Renoir, come si vede nel suo quadro Il Palco del 1874) [Figura 14]

14 – Pierre-AugusteRenoir, Il Palco, 1874

preferivano i fiori per le donne sui loro cappellini; e decisamente con maggiore, e perfino enfatico ed eccessivo entusiasmo esibitivo, nella tendenza caratteristicamente vegetale dell’Arte Floreale, uscente dalla figurazione tardo-ottocentesca delle Belle Arti (con il Liberty del virtuoso illustratore franco-cecoslovacco Alphonse Mucha: di cui è esemplare la bellezza universalizzata creata per il suo manifesto Fantasticheria del 1897) [Figura 15]

15 – Alphonse Mucha, Fantasticheria, 1897

ed quindi entrante nelle tendenze di Avanguardia artistica con lo Stile Giovane mondiale (di cui è altamente rappresentativo Il Bacio del 1907-08 di Gustav Glimt, esponente fondamentale dello Jugendstil austiaco) [Figura 16].

16 – Gustav Klimt, Il Bacio, 1907-08

E dunque dalla innovante Art Nouveau francese ancòra presente nella concettualmente stravagante pittura di Elisabeth Sonrel (Nostra Signora del Prezzemolo per Mucche, 1923) [Figura 17],

17 – Elisabeth Sonrel, Nostra Signora del Prezzemolo per Mucche, 1923

alla modernisima raffigurazione deformata del post-cubismo picassiano (Maria Teresa con una Ghirlanda di Fiori, 1937-38) [Figura 18],

18 – Pablo Picasso, Maria Teresa con una Ghirlanda di Fiori, 1937-38

la floralità coronale giunge alla contemporaneità post-bellica del secondo Novecento nelle immagini della messicana Frida Kahlo (di cui è tipica la più recente espressione iperrealistica impostata nel proprio Autoritratto del 1949-50) [Figura 19].

19 – Frida Kahlo, Autoritratto, 1949-50

Ma non soltanto nei migliori rappresentanti dell’arte figurativa secolare scaturisce il sentimento festoso, felice e spensierato per la vita corrente, e speranzoso per un avvenire più luminoso e accettabile, della ghirlanda fliorita; bensì questo entusiasmo nuovo si ritrova pure negli immensi campionari delle professioni diversamente estetiche: nella grafica (illustrativa e commerciale) e nella fotografia d’autore si perpetua quell’ineliminabile desiderio di espressione esistenziale particolarmente contrassegnato dalle Corone di Fiori sulle teste delle Donne, tramandato dalle epoche più antiche ai nostri giorni anche – come ho riferito – in particolari tradizioni popolari del passato, in certi casi ancòra tramandate. E specificamente lo possiamo vedere raffigurato in modo esemplificativo, ed esemplare, nelle apposite figure create dallo Studio Internazionale Digitale 123RF (Ritratto di Fanciulla con in Testa una Corona di Fiori Selvatici ed Erbe, 2019) [Figura 20]

20 – Studio Internazionale Digitale 123RF, Ritratto di Fanciulla con in Testa
una Corona di Fiori Selvatici ed Erbe, 2019

o nei virtuosi scatti di riconosciuti autori, recentemente storici (come quello di Louis Fleckenstein nel suo Ritratto di Sposa con Fiori di Arancio del 1907) [Figura 21]

21 – Louis Fleckenstein, Ritratto di Sposa con Fiori di Arancio, 1907

oppure attuali (particolarmente di Alba Soler, autrice di molteplici fanciulle in fiore) [Figura 22],

22 – Una Bambina di Xàtiva (cittadina nella regione valenciana) inghirlandata con
fiori, ripresa nel 2017 dalla fotografa spagnola Alba Soler

come anche negli scatti professionali o amatoriali di più anonimi seguaci della fotografia [Figure 23 e 24].

23 – Una istantanea della giornalista italiana Micaela Zucconi, scattata nel 2018:
Ragazza della Polinesia Neozelandese con Corone di Fiori (emblemi di
festeggiamento ed accoglienza)
24 – Ella Bearsheart, Haku Lei Hawaiiano 2019. Il Lei è la tipica corona floreale
(in genere di orchidee fresche) delle Hawaii, usata anch’essa nelle festività e
per cerimonie di benvenuto, composta con il metodo di intreccio haku (ovvero
fissando i fiori su un sostegno di foglie di dracena o di banana)

Una euforia esibitiva che adesso, però, non deve comunque venire – ancòra – sottratta al congiunto indossamento salutare della sempre salvaguardante Mascherina sul viso! [Figure 25 e 26].

25 – Vladimir Lobachev, Ragazza con Ghirlanda, 2005 (foto scattata a Belgorod,
città russa presso il confine ucraino di Karkhov)
26 – Corrado Gavinelli, La Ragazza di Belgorod con Ghirlanda e Mascherina
Floreali, 2020

Quarantunesima proposta – 17 Giugno 2020. Da Alvaro Puglisi, Ingegnere Nucleare, Villarbasse (Torino). Fase 3. La Lancia del Vaccino Ucciderà il Virus Mostruoso

Fase 3

Quarantaduesima proposta –18 Giugno 2020. Da Rachele Jbilou, Bambina della Scuola Materna, Cuneo. Andrà Tutto Bene! Il Cuore della Speranza. E Nell’Album dei Ricordi – Elaborazioni Computergrafiche della madre, Valentina Piscopo

Andrà Tutto Bene!
Nell’Album dei Ricordi
Nell’Album dei Ricordi

Quarantetreesima proposta – 17 Giugno 2020. Da Domenica Berta, Psicologa e Consulente per lo Sviluppo delle Risorse Umane, Ciriè (Torino). Chiusi in Casa in Attesa di Uscire La Cauta Apertura della Fase 3

Chiusi in Casa in Attesa di Uscire

 

La Cauta Apertura della Fase 3

Quarantaquattresima proposta – 25 Giugno 2020 – Da Michele Privileggi, Artista, Leinì (Torino). Lavoriamo anche in Clausura Virus

Lavoriamo anche in Clausura Virus

Quarantacinquestima proposta – 25 Giugno 2020 – Da Giulia Cnapich e Maria Letizia Deluca, Educatrici Professionali della Cooperativa Sociale ‘Vides Main’, Torino.
Vite in Costellazione. Una Corona di Amicizia, Ascolto, Accoglienza, e Solidarietà

Vite in Costellazione

Quarantaseiesima proposta – 25 Giugno 2020 – Valentina Laus, Scuola Media Aleramo (Classe 2.a D), Torino. Filastrocca ‘Il Virus Misterioso’. Supervisione di Lorena Cicerale, Educatrice della Cooperativa Sociale ‘Vides Main’

Filastrocca “Il Virus misterioso”

Quarantasettesima proposta – 29 Giugno 2020. Da Luca Pinto, Scuola Media ‘Aleramo’ (Classe II D), Torino. Virus-Alieni Supervisione dell’educatrice Lorena Cicerale della Cooperativa Sociale
‘Vides Main’

Virus-Alieni

Quarantottesima proposta – 29 Giugno 2020. Da Giulia Cuccurullo, Scuola Media ‘Aleramo’ (Classe II B), Torino. I nostri legami Supervisione dell’educatrice Lorena Cicerale della Cooperativa Sociale ‘Vides Main’

I Nostri Legami
La natura sconfiggerà il Virus

Cinquantesima proposta – 5 Luglio 2020. Da Giulia Sarsano, Scuola Media ‘Aleramo’ (Classe II B), Torino. Caviardage ‘Chi non ha paura’. Supervisione dell’educatrice Lorena Cicerale della Cooperativa Sociale ‘Vides Main’

Chi non ha paura
La Voce del Nonno

Cinquantaduesima proposta – 6 Luglio 2020. Da Domenica Berta, Psicologa e Consulente per lo Sviluppo delle Risorse Umane, Ciriè (Torino). Ancora c’è, ed è Grosso! Commento: Uscire con Con Cautela, perchè fuori il Virus è sempre in Agguato

Ancora c’è, ed è Grosso!

Cinquantatreesima proposta – 6 Luglio 2020. Da Domenica Berta, Psicologa e Consulente per lo Sviluppo delle Risorse Umane, Ciriè (Torino). La Mascherina si Tinge di Speranza (Tutto Andrà Bene)

La Mascherina si Tinge di Speranza (Tutto Andrà Bene)

Cinquantaquattresima proposta – 7 Luglio 2020. Da Giorgio Casati, Architetto e Artista, Milano.
Pausa Pandemica (Autoritratto) – Endiade 2020

Pausa Pandemica (Autoritratto) – Endiade 2020

Cinquantacinquesima proposta 12 Luglio 2020. Da Mauro Afro Borella, Architetto e Designer, Milano. Proust e la Reverie del Covid. La Reverie Proustiana (indicata in “Alla Ricerca del Tempo Perduto”) è una sorta di memoria ripresa, collegata alla composizione di uno scritto sollecitato da un cibo che si sta mangiando. Ricordando il gusto passato di tale cibo, e tornando a scrivere, viene attivata una memoria che può fare riflettere o ispirare. Ma nella sostanza è un ricordo del passato. Costituisce anche un’opera musicale dedicata all’amico musicista venezuelano Reynaldo Hahn, che ha coinvolto – nei propri ricordi di incontri culturali – anche i musicisti francesi Claude Débussy (però indirettamente, e soltanto negli scritti di memorie su di lui, che non ha voluto mai entrare in amicizia con lo scrittore), e Gabriel Fauré (in un giudizio ammirato per un suo componimento).

Proust e la Reverie del Covid.
 

Cinquantaseiesima proposta – 15 Luglio 2020. Da Michele Privileggi, Artista, Leinì (Torino).
Virus Sfuggente. Scultura in legno dipinto

Virus sfuggente

Cinquantasettesima proposta – 15 Luglio 2020. Da Michele Privileggi, Artista, Leinì (Torino)
Acchiappa Virus … Collaggio polimaterico e pittura

Acchiappa Virus… più definito

Cinquantanovesima proposta – 16 Luglio 2020. Da Paolo Piacentini, Artista, Milano.
Presenze nell’Ombra

Presenze nell’ombra

 

Sessantesima proposta – 18 Luglio 2020. Da Cristina Besso Pianetto, Operaia, Barge (Cuneo)
Grevità

Grevità


Sessantaduesima proposta – 18 Luglio 2020. Da Cristina Besso Pianetto, Operaia, Barge (Cuneo) Grevità. Commento: All’opera

Grevità


Sesantatreesima proposta – 18 Luglio 2020 – Da Cristina Besso Pianetto, Operaia, Barge (Cuneo) Grevità. Commento: La Tristezza della Vecchiaia

Grevità


Sessantaquattresima proposta – 18 Luglio 2020 – Da Cristina Besso Pianetto, Operaia, Barge (Cuneo) Grevità. Commento: L’Inconsapevolezza della Fanciullezza

Grevità

Sessantacinquesima proposta – 18 Luglio 2020 – Da Cristina Besso Pianetto, Operaia, Barge (Cuneo) Grevità. Commento: L’Italia Martoriata

Grevità

Sessantaseiesima proposta – 21 Luglio 2020 – Da Michele Privileggi, Artista, Leinì (Torino). La Corsa del Contagio (collaggio su legno)

La corsa del contagio


Sessantasettesima proposta – 21 Luglio 2020 – Da Michele Privileggi, Artista, Leinì (Torino). Virus Evoluto 1

Virus Evoluto 1


Sessantottesima proposta – 21 Luglio 2020 – Da Michele Privileggi, Artista, Leinì (Torino)
Virus Evoluto 2

Virus Evolulto 2


Sessantanovesima proposta – 21 Luglio 2020 – Michele Privileggi, Artista, Leinì (Torino).
La Quarantena (collaggio Plurimaterico su legno)

La Quarantena

Settantesima proposta – 22 Luglio 2020 – Da Andreina Pignata, Ragioniera e Consulente, Pinerolo (To) Italia; con Mario Dessì, Creativo e Designer di Gioielli, Alessandria. Progetto Alchemico Covid vs Noi

Progetto Alchemico Covid vs Noi

Progetto Alchemico Covid vs Noi – Dichiarazione Propositiva

Smeraldo
Verde intenso per allontanare vibrazioni disallineate.
Il profumo di menta a sollecitare pensieri nascosti.
Note per inondare di onde preziose un orizzonte sonoro in esilio.
Acqua pura per strutturare l’intenzione.
Le mani di un direttore d’orchestra per dirigere un tocco perfetto.
Una mente brillante per comprendere il senso del gioco.
Il cuore gentile e misericordioso per perdonare.
La generosità e l’innocenza di un’ anima innamorata della а vita a mescolare le forze.
La luce per cacciare il buio interiore e la paura.
Il tocco del tempo si inchina al passaggio di energia tanto antica quanto inedita e ci rivela uno spazio immenso di possibilità e guarigione.
Io vedo e credo.
Insieme noi trasformiamo.

Settantunesima proposta – 18 Agosto 2020 – Da Alessandra Civitico Božić, Insegnante Elementare, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Questi lavori sono stati creati dagli allievi durante il periodo della pandemia attraverso la didattica a distanza

Per il tema dei “Fiori della Corona-Vita” – I soffioni con la tecnica della stampa

A – Chiara (il cognome non può essere indicato), Alunna della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

B – Eric (il cognome non può essere indicato), Alunno della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

C – Dante (il cognome non può essere indicato) Alunno della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

D – Jakov (il cognome non può essere indicato) Alunno della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

E – Vita (il cognome non può essere indicato) Alunna della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Settantaduesima Proposta – 14 Settembre 2020 – Da Corrado Gavinelli, Architetto e Critico di Architettura e Arte, Torre Pellice (Torino) Italia

Sesto Atto contro il Virus Corona (nella fase di secondo ritorno della pandemia) – Arte per Corona-Vita: Il Museo in Quarantena (con Mascherine)

Nel momento del nuovo riscontro di un ritorno pandemico preoccupante, ho voluto accogliere e condividere, esponendola e commentandola, la bella iniziativa (sebbene di espressione nota, in quanto da altri già similmente, e variamente, proposta e pubblicata) del Museo Fitzwilliam della Università di Cambridge in Inghilterra, che ha stampato una serie ridotta di Cartoline raffiguranti alcuni dipinti della propria collezione con i suoi personaggi ricoperti dalla ormai nota, ed immancabile, Mascherina Anti-Covid [Figura 1]

Figura 1 Una delle serie di Cartoline dei Capolavori del Museo Fitzwilliam in Edizione in cartolina della inglese Università di Cambridge

Questa operazione diffusiva della istituzione fitxwilliamina però si presenta più importante di altre diversamente attuate, perché provenie da un ente pubblico internazionalmente conosciuto, ed è stata realizzata non soltanto per partecipare alla attestazione – attraverso l’arte – della preoccupazione globale verso il morbo che continuamente ci tormenta e rincorre, ma anche per segnalare l’evento contingente della inaccessibilità delle sue sale espositive, in quarantena (il Museo “ha temporaneamente chiuso i battenti al pubblico a Marzo” a causa del Covid) e superandolo con un sostitutivo, benchè parziale, espediente telematico: offrendo così un altro “assortimento” di immagini virtuali, esemplarmente campionate, da percepire anche nel momentaneo impedimento di non poterle più fisicamente osservare dal vero (“Venite a Sfogliare il Nuovo Repertorio”).

La selezionata gamma delle 8 opere rappresentative scelte dai responsabili museali sono epocalmente disparate e – per quanto importanti – prese quasi a caso: si tratta, in ordine cronologico, della Venere e Cupido con un Suonatore di Liuto (1567-68) di Tiziano Vecellio; della Rachel De Ruvigny, Contessa di Southampton, raffigurata come Fortuna (1637-38) di Anthony Van Dick; del Ritratto di un Uomo in Abiti Militari (1650) di Rembrandt Van Rijn; di John Douglas, Duca di Queensbury (1662-63) di Carl Boit; Le Figlie del Baronetto Matthew Decker (1718) di Jan Van Meyer; La Damigella della Sposa (1851) di John Everett Millais; La Lettrice (1859-60) di Alfred Stevens; e Le Gemelle Grace e Kate Hoare (1876) sempre di Millais [Figure 2-9]

Figura 3 – Anthony Van Dick, Rachel De Ruvigny, Contessa di Southampton, raffigurata come Fortuna, 1637-38

Figura 4 Rembrandt Van Rijn, Ritratto di un Uomo in Abiti Militari, 1650

Figura 5 – Carl Boit, John Douglas, Duca di Queensbury, 1662-63

Figura 8 – Alfred Stevens, La Lettrice, 1859-60 

Ad alcuna di queste opere è stato poi dato, nel presentare l’iniziativa, un commento didascalico di tipico humour inglese: “La Venere e Amore di Tiziano con un Suonatore di Liuto ha preso uno sfoggio moderno” [Figura 2],

“Nel ritratto di Jan Van Meyer delle Figlie del Baronetto Matthew Decker, le ragazze giocano in sicurezza e si accertano che anche la loro bambolina segua misure di distanziamento sociale” [Figura 6],

“La damigella d’onore di John Everett Millais indossa una delicata maschera floreale da abbinare al suo abito di seta” [Figura 7],

e – dello stesso autore – le “gemelle, Kate e Grace Hoare, si agghindano per una uscita con il loro fedele segugio” [Figura 9]

E come consiste nelle intenzioni del nostro Concorso, di riferirsi ad una ripresa vitale sotto forma artistica, anche il museo cambridgeano con tale sua proposta – dichiaratamente – ha ritenuto opportuno ricorrere alla sua “serie grafica dal carattere simpatico” perché essa “offre una prospettiva giocosa alle nostre vite attuali attraverso l’arte che conosciamo e amiamo”.

Una esperienza, come ho accennato sopra, da altri pensata, ed attuata in modo personale e diversamente motivato; di cui le immagini silenti (senza didascalie) ma significative per il loro impatto figurativo ed il breve commento di riferimento, che riporto (pubblicate già dal Marzo scorso dalla editrice telematica spagnola Nacho Viñau Ena – ma riprese da un coevo lavoro del connazionale Studio POA di Architettura e Grafica con sede a Córdoba – esortante alla maggiore precauzione di ciascuno verso la pandemia: “Restate a casa: anche l’arte indossa guanti e maschere”) conducono alla stessa sostanza di ogni altro progetto simile. Perché “fermare la diffusione del COVID 19 è responsabilità di tutti”: per la gente in genere ( come si vede è ripresa nel dipinto Las Meninas – Le Ragazze – di Diego Velazquez del 1656) [Figura 10],

per gli operatori sanitari (da Rembrandt Von Rijn, La Lezione di Anatomia del Dottor Tulp, 1632) [Figura 11],

e per i singoli individui (da Leonardo Da Vinci, La Gioconda, 1503-0416) [Figura 12];

con le loro ansie (Jan Vermeer, Ragazza con Turbante – o con l’Orecchino – 1665-66) [Figura 13],

preoccupazioni (Bartolomé Esteban Murillo, Donne alla Finestra, 1670) [Figura 14],

e disperazioni (Edvard Munch, L’Urlo, 1895) [Figura 15]

Infine, per fornire un minima informazione doverosa sul Museo della Università di Cambridge, ne riporto poche minimali indicazioni: questa istituzione risale al 1816, quando il musicologo irlandese Robert FitzWilliam (in questo modo veniva scritto allora il suo cognome), Settimo Visconte di Meyron, parlamentare inglese e collezionista d’arte [Figure 16 e 17],

 

l’ha deliberata alla sua morte, con un lascito testamentario per la città in cui egli svolse (nella Scuola della Trinità: da non confondere con l’omonimo Collegio) i propri studi superiori.

In mancanza di una sede specifica, e adatta, per accogliere le opere donate e per esporle al pubblico, i responsabili della Università ricuperarono uno spazio provvisorio nel salone dell’odierno Museo Whipple di Storia della Scienza [Figura 18].

Cinque anni dopo, un più permanente luogo venne procurato entro il Collegio Peterhouse, dove la collezione rimase fino al 1848, allorchè un esplicito palazzo museale venne realizzato (dall’architetto Charles Robert Cockerell, sulla base del disegno originario del progettista eclettico George Basevi – risultato vincitore del “grande concorso architettonico” bandito nel 1834 – morto nel 1845) componendolo in un monumentale stile neo-classico di genere corìnziaco [Figure 19 e 20].

In sèguito ad altre acquisizioni – a cominciare da quella enorme raccolta del primo grande benefattore moderno Charles Brinsley Marlay che nel 1912 “lasciò al Museo una sorprendente varietà di oggetti tra cui manoscritti miniati, dipinti, stampe e disegni, libri rari e legature preziose, ceramiche e armi europee e orientali, argento, bronzi, vetro, avori, smalti, gioielli, lacche e vesti giapponesi, mobili, tappeti e arazzi” – il patrimonio originario si ampliò notevolmente, raccogliendo capolavori e opere di ogni genere ed entità artistico-artigianale [Figura 21]

Settantatreesima Proposta – 4 Novembre 2020 – Da Corrado Lauro, Medico Chirurgo, Cuneo

A causa della Ripresa del Covid – Una Profezia Apocalittica prevedibile

Vi avevano chiesto di portare la mascherina e di non affollarvi, avete ballato sui tavoli e sui trampoli, avete pontificato dalle sale di Montecitorio e negato la mascherina e adunato la piazza. E i malati sono aumentati.

Avevano limitato la movida notturna, avete protestato e sfidato e negato il Covid, e inventato barbarie mentali e dietrologie puerili. E i malati sono aumentati. Avevano limitato alcune attività produttive dal vespero in poi, e avete gridato e sfasciato, e strumentalizzato rabbie e delusioni. E i morti sono tornati.

Avevano fatto appello alla responsabilita individuale per non chiudere di nuovo tutto, e voi avete accusato la dittatura sanitaria, e insultato infermiere e virologi sui social, sfasciato le loro macchine nei parcheggi, rinnegato per la terza volta la verità universale  senza che nemmeno il gallo cantasse. E gli ospedali ora stanno chiudendo. Grazie alle vostre tesi sfasciste le Rianimazioni torneranno a soffocare di pazienti che soffocano, i carri militari ritmeranno di nuovo le loro processioni funebri. Grazie alla vostra caparbia ignoranza e cattiveria i malati, le mie malate, verranno rispediti a casa senza la cura dovuta,  perchè non ci sono posti per il ricovero. E farmacisti, medici, infermieri, Oss, cominceranno di nuovo ad ammalarsi e a morire. E voi oggi tirate le bombe alle Forze, mai come questa volta, davvero dell’Ordine.

Poi torneranno a riempirsi gli obitori, ed infine rimarrete solo voi, a fare la movida, a negare il nemico, a incitare la resa, a ballare sui tavoli e sui trampoli, tra cimiteri di croci e case di riposo ormai vuote, spettrali vincitori della vostra personale guerra alla scienza, alla ragione, fino a quando un nuovo Illuminismo (e una nuova Resistenza) non vi spazzeranno finalmente via

Corrado Lauro, Cuneo

Ospedale Santa Croce a Cuneo – Il Dottor Lauro (al centro) con i suoi Collaboratori

Settantaquattresima proposta – 24 Dicembre 2020 – Da Buyiswa Mhloluvele, Chef Pasticciera, Durban (Sudafrica)

La Mascherina della Speranza nella Ripresa

Settantacinquesima proposta – 27 Dicembre 2020 – Da Riccardo Lenski, Architetto e Artista, Milano

Dal Covid alla Vita Normale

Settantaseiesima proprosta – 1 Gennaio 2021 – Da Jerome Sirling , Medico Dentista, con la moglie Cis, Cultrice di Arte; Hamden di New Haven (USA)

Un Augurio per un davvero Anno Nuovo (rielaborazione grafica di Marco Cremona)

Cari Corrado e Mirella, che anno veramente terribile è stato quello appena passato! Il Mondo è stato messo sotto-sopra! Ma ci auguriamo che possa ritornare ancòra normale. Speriamo che si manifesti uno spraazo di gioia (quando saremo tutti vaccinati). Auguriamo a Voi, e a Tutti, un anno migliore, e che sia di amore e pace per i popoli

Settantasettesima proposta – 3 Gennaio 2021 – Da Alessandra Civitico Božić, Insegnante Elementare, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Questi lavori sono stati creati dagli allievi durante il periodo della pandemia attraverso la didattica a distanza

Per il tema  “Andrà Tutto Bene”

A – Eric (il cognome non può essere indicato), Alunno della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

B – Vita (il cognome non può essere indicato) Alunna della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

C – Matias (il cognome non può essere indicato) Alunno della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

D – Chiara (il cognome non può essere indicato), Alunna della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

E – Jakov (il cognome non può essere indicato) Alunno della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Settantottesima proposta – 16 Gennaio 2021 – Da Corrado Gavinelli, Architetto e Critico di Architettura e Arte, Torre Pellice (Torino) Italia

Settimo Atto contro il Virus Corona – Allegoria della Distruzione del Covid e del Trionfo della Corona Vita (per la Scoperta del Vaccino)

Una Mina biologica si Aggira per l’Universo: è l’Ordigno del Corona Virus [Figura 1]

Con i suoi strani Spuntoni ed i vari Colori, si presenta perfino piacevole all’aspetto esteriore [Figura 2]

Bella ma Inquietante in quella sua forma morbida e spugnosa, sconosciuta, e portatrice di Pericolo e Morte [Figura 3]

Ma fortunatamente nella sua Orbita è apparso un altro Corpo oppositore. E’ il suo Antìdoto contrastante: il Vaccino di Protezione e Cura [Figura 4 Foto della Agenzia Voisin-Phanie del 2020]

Un Rimedio che saprà Risolvere i Problemi della diffusione pandemica [Figura 5 – Foto di Kathrin Ziegler del 2021]

E ne potrà procurare la dovuta Distruzione, in una eliminante conflagrazione del Male [Figura 6]

Non più Orrenda Conduttrice di Morte, bensì nella rinnovata conformazione di una Nuova Vita, simile ad una ulteriore Grande Esplosione celeste (Big Bang) [Figura 7]

Stupefacente e Splendente come un altro Universo [Figura 8 – Fotografia della Nebulosa del Granchio ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble della NASA/ESA: sintesi delle esposizioni sequenziali tra 1999 e 2000]

Grandiosamente trasformato in un innocuo Organismo in Espansione [Figura 9 – Foto della Evoluzione nebulare al 2021] per la Esistenza Futura

Settantanovesima proposta – 20 Gennaio 2021 – Da Alessandra Civitico Božić, Insegnante Elementare, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Questi lavori sono stati creati dagli allievi durante il periodo della pandemia attraverso la didattica a distanza

Una Ripresa Solare

A – Eric (il cognome non può essere indicato), Alunno della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

B – Vita (il cognome non può essere indicato) Alunna della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

C – Matias (il cognome non può essere indicato) Alunno della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia – Dalla Oscurità alla Luce

Ottantesima proposta – 23 Gennaio 2021 – Da Silvia Pascal, Infermiera, Bagnolo Piemonte (Cuneo) Italia

Per il Tema della Luce Universale e Solare

Non è un UFO Alieno, ma una fonte di Energia Salutare

Qualcosa si manifesta sopra i Monti

Non è uno strano e sconosciuto UFO alieno

Che plana sulla Terra per atterrare ed insediarsi

E’ invece una buona fonte di Energia vitale  che filtra tra gli Alberi infreddoliti e colpisce la Neve gelata

Per portare il Potere benefico dei suoi Raggi penetranti 

E comporre il Nuovo Ambiente del Calore Rinforzante, contro la Morsa annichilente del Gelo

Ottantunesima proposta – 25 Gennaio 2021 – Da Alessandra Civitico Božić, Insegnante Elementare, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Questi lavori sono stati creati dagli allievi durante il periodo della pandemia attraverso la didattica a distanza

Il Virus se ne sta Andando

A -Chiara (il cognome non può essere indicato), Alunna della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

B – Vita (il cognome non può essere indicato) Alunna della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

C – Jakov (il cognome non può essere indicato) Alunno della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Ottantaduesima proposta – 26 Gennaio 2021 – Da Corrado gavinelli, Architetto e Critico, Torre Pellice (Torino) Italia

Ottavo Atto contro il Covid – Una Corona di Pasta (Metafora di Consapevolezza prandiale per il Ritorno alla Consuetudine)

In previsione delle (moderate e cautelate) aperture dei locali pubblici, la Corona di Spaghetti può diventare l’emblema caratteriale del cibo italiano (e internazionale). Preso con normalità alimentare, e senza ansia di obbligata uscita da casa. Rispettando sempre le Prescrizioni di circospezione sanitaria. Nella pentola domestica [Figura 1 (Foto di Corrado Gavinelli del 2021)], la Corona Spaghettara cuoce al calore del fornello [Figura 2 (Foto di Corrado Gavinelli del 2021)], …

… nel suo vapore ribollente [Figura 3 (Foto di Corrado Gavinelli del 2021)].

E quando è pronta, diventa la prelibatezza della tavola [Figura 4]

E del giusto appetito. Per un cibo però da consumare debitamente. E non con la scomposta, diventata famosissima, voracità abboffante di Alberto Sordi nel film Un Americano a Roma di Stefano Vanzina (detto Steno) del 1954 (“Maccarone, mi hai provocato e io ti distruggo”) [Figura 5];

e neppure negli altri smodati ingurgitamenti visibili nelle restanti esagerate scene cinematografiche più conosciute (del Totò di Miseria e Nobiltà di Mario Mattoli, anche esso del 1954; o di Fernandel impegnato in una pausa di Il ritorno di Don Camillo, del 1953 e di Julien Duvivier) [Figure 6 e 7]

 

Che sono non da meno tipici dei rumorosi risucchiamenti culinàri dei Giapponesi alle prese con i loro noodles di riso, che addirittura costituiscono un tema fisso dei fumetti della serie del 2018 con protagonista La Signorina Koizumi amante del Ramen con gli Spaghetti, disegnata da Naru Narumi [Figura 8]

E restando sempre a filmati e cartoni animati, per questi generi di goloso nutrimento spaghettaro sarebbe più opportuno riferirsi alla saggia tranquillità consueta che ha contrasegnato i giudiziosi comportamenti dei nostri atti altrimenti responsabili verso la pandemia e i contagi: saziandosi con la garbata voluttà, spontanea e popolaresca, della Loren ripresa in un ristorante romano nel 1953 dal fotografo Franco Fedeli [Figura 9], …

 

o con la dolce tenerezza neo-romantica di Lilli e il Vagabondo, raffigurati nella produzione del 1955 dell’impareggiabile Walt Disney illustrata dal suo sceneggiatore Joe Grant [Figura 10]

Ai Ristoranti, dunque (e nei pubblici locali consentiti), quando saranno accessibili e frequentabili. Ma “con giudizio”: come prescriveva Alessandro Manzoni nell’altro famigerato, e deleterio, periodo di pandemia della peste seicentesca!

Ottantatreeesima proposta -28 Gennaio 2021 – Da Antonello Urbano, Cuoco Chef di Cucina, Dietikon (Zurigo) Svizzera

Un Affresco di Cucina. Per una Alimentazione Sana e Salutare

Il Piatto, la mia Tela. Gli Ingredienti, i miei Colori

Ottantaquattresima proposta – 31 Gennaio 2021 – Da Remo Bonetto detto Trash, Parrucchiere e Artista, Abbadia Alpina di Pinerolo (Torino) Italia

Corona Virus, 2020

      

Ilian Corso, gestore del Ristorante-Pizzeria Lappetito (scritto senza apostropo, perchè gli avventori si sono mangiati anche quello) nel suo locale a Pinerolo [a sinistra], ed il marchio nazionale dell’esercizio [a destra], dove anche “il cibo è fatto ad arte”!

Ottantacinquesima proposta – 5 Febbraio 2021 – Da Alessandra Civitico Božić, Insegnante Elementare, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Per il Tema “In Attesa di Baci e Abbracci”

Questi lavori sono stati creati dagli allievi durante il periodo della pandemia attraverso la didattica a distanza

A – Dante (il cognome non può essere indicato) Alunno della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

B – Chiara (il cognome non può essere indicato), Alunna della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

 

C – Jakov (il cognome non può essere indicato) Alunno della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

D – Eric (il cognome non può essere indicato), Alunno della Prima Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

E – Matias (il cognome non può essere indicato) Alunno della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

 F – Vita (il cognome non può essere indicato) Alunna della Seconda Classe nella Scuola Elementare Italiana Benussi, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Ottantaseiesima proposta – 17 Febbraio 2021 – Da Mauro Biani, Vignettista e Illustratore, Roma, Italia

Per il Tema Metaforico dei Fuochi (Falò) Valdesi del 17 Febbraio quali Emblemi di Liberazione e Rinnovamento

Nota della Redazione – I grandi fuochi che ogni 17 Febbraio appaiaono nella notte precedente del 16 (e la cui festività generale ricorre il giorno dopo) sui monti delle valli tradizionalmente abitate dai religionari di fede valdese (Protestanti del Piemonte, aderiti alla Riforma luterana nel 1532), riprendono una tradizione ottocentesca iniziata nel 1848, in qualità di fisico messaggio visivo di esultanza per la ricevuta (proprio la sera del 16 Febbraio 1848) libertà di professione religiosa che Carlo Alberto, non Re di Italia ma “per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, Duca di Savoia, di Genova, ecc. ecc.”, nonchè Principe di Piemonte, ecc. ecc.”, aveva conferito – tramite le cosiddette Regie Patenti – ai propri sudditi non-cattolici, e particolarmente a protestanti ed ebrei.  Un riconoscimento  religioso e sociale negato per secoli, e che era stato contrassegnato da persecuzioni e roghi (verso eretici, dissidenti, e streghe). Quell’orrendo fuoco che prima di questa concessione carlo-albertina era il segno delle crudeli fiamme di maledizione e morte, si è trasformato in un nuovo segnale liberatorio: falò di felicità e festeggiamento, riferibile – per traslato – ad un senso di liberazione umana più generale (Corrado Gavinelli)

Ottantasettesima proposta – 17 Febbario 2021 – Da Silvia Pascal, Infermiera, Bagnolo Piemonte (Cuneo) Italia

Per il Tema Metaforico dei Fuochi (Falò) Valdesi del 17 Febbraio quali Emblemi di Liberazione e Rinnovamento – Il Falò che Brucia il Covid

Ottantottesima proposta – 17 febbraio 2021 – Da Mirella Loik, Architetto, Torre Pellice (Torino), Italia

Per il Tema Metaforico dei Fuochi (Falò) Valdesi del 17 Febbraio quali Emblemi di Liberazione e Rinnovamento – La Fioritura del 17 Febbaraio 2021!

La improvvisa, ed inattesa, Fioritura nel nostro Prato di Casa il giorno del 17 Febbraio 2021 

Ottantanovesima proposta – 4 Marzo 2021 – Da Corrado Gavinelli, Architetto e Storico, Torre Pellice (Torino), Italia

Nono Atto contro il Virus Corona nella sua Terza Fase di Ritorno, più grave, della Pandemia

SU LA MASCHERA!

Civitati florentissimae minus obfuit pestilentia, quam negligentia” (“Alla città fiorentissima la pestilenza fu di dànno minore della negligenza”, Cardinale Geronimo Gastaldi, Trattato politico-legale sulla prevenzione e debellamento della peste, 1684 [frase riferita alla epidemia romana del 1656])

Figura 1 – Corrado Gavinelli, ‘Il Carnevale del Covid’, 2021

Con la ulteriore esasperazione della diffusione non controllata (e debitamente contrastabile con la distribuzione dei vaccini di salutare rimedio, che si è cominciato a somministrare) del Virus Corona di questo ultimi mesi, e dopo la triste – ma giusta – abolizione di ogni festa carnevalesca [Figura 1], ho creduto opportuno attestare ancòra, di nuovo e più fortemente, il concetto di protezione dal morbo soprattutto tramite l’elemento maggiormente significativo dell’apparato salutare, costituito dalla Mascherina: che nel periodo più storicamente noto della espansione del contagio pestilenziale durante il Seicento, ha ricevuto la propria configurazione eclatante nella Maschera corvina del Dottore della Peste [Figura 2].

Figura 2Paul Fürst, ‘Il Dottor Schnabel di Roma’, 1656

Che significativamente un anonimo illustratore odierno (della Compagnia Grafica Freepik di Màlaga in Spagna) ha saputo nel 2019 cògliere nella sua entità di corrispondenza iconologica verso una paritetica condizione medica similare, in un efficace confronto di due dottori con le loro tipiche tute terapeutiche: quella contemporanea indossata dal personale sanitario per il Covid, in un apparato complesso e inusuale ma ormai comune, e l’altro più stravagante scafandro seicentesco con il famoso e aggressivo becco prominente. Entrambe strumenti di una medesima funzione salutare, che ha sostenuto il provvidenziale utilizzo di scopo globale per la salvezza della umanità [Figura 3].

Figura 3Autore Anonimo (della Compagnia Grafica Freepik di Màlaga), ‘Dottore della Peste Medico Moderno’, 2019

Si trattava, per il Vestito della Peste del Seicento, di una apparecchiatura tecnica rapidamente diffusa tra i medici dell’epoca, e divenuta emblematica e di particolare considerazione, anche iconografica, per il suo curioso ed inconsueto aspetto, e perfino a causa del macabro senso di repulsione e paura che la sua forma, insieme a tutto il conseguente abbigliamento indossato dai dottori nella espletazione del loro còmpito (e dovere) di curatori e guaritori, provocava alla vista dei pazienti e delle persone in genere.

E per quanto tale espediente di attrezzamento sanitario era funzionalmente stato realizzato proprio per una più sicura protezione dal contagio, alla fine esso passò, a causa del suo inquietante apparato sostanzialmente mostruoso, per un abbigliamento di terrore e di presagio mortale.

E la sua storia che espongo brevemente di sèguito, insieme ad alcune sue corrispondenze culturali e antropologiche che la riguardano, ne porge una sintetica analisi epocale ed interpretativa di interessante conclusione (il cui completo sviluppo più ampio e rifinito rimando ad un prossimo mio saggio congruente).

MASCHERE PER NASCONDERE E PER RICONOSCERE, E PER DICHIARARE (INFORMARE, ED AVVERTIRE, E CURARE)

 La seicentesca Maschera del Dottore della Peste, nonostante la sua impressionante similarità con gli oggetti di camuffamento usati nei carnevali, e soprattutto in quello famosissimo di Venezia, non è un apparato appartenente a quel genere di abbigliamento festaiolo e di divertimento sociale, bensì – al contrario – venne adottata come mascheratura non medica all’inizio del Settecento quando la peste venne debellata, e la immagine di quel vestiario sanitario scomparve e finì per confluire, come elemento caratteristico pari ad altri, negli eventi mascherati di genere pubblico-privato.

Ma quella maschera neppure si può considerare, alla maniera di altri mezzi di nascondimento storici, un elemento di occultamento voluto e totale della personalità dell’utente, come nelle convenzioni sociali lo è stato da secoli e tuttora lo è in occasione di feste carnevalesche, nelle apparizioni in pubblico da mantenere discrete, o addirittura per l’accorgimento di celare le identità da parte di individui scomodi, esclusi dal potere dominante oppure banditi dalla legalità (di cui è un tipico esmpio la figura leggendaria di Zorro). E nemmeno, qusto sistema di occultamento, si può ritenere un espediente di riconoscimento identificativo diretto, secondo quanto talvolta è avvenuto in certe circostanze particolari, quali sono state i calchi per maschere funerarie di defunti importanti da tramandare nel ricordo fisico alla storia.

La seicentesca Maschera della Peste era un mezzo efficace di informazione visiva nei confronti di una situazione particolare in atto, o di un evento esecutivo che stava compiendosi. Il medico che la indossava non voleva celare la sua identità, e neppure nascondersi di fronte ad una situazione contingente: all’opposto, egli intendeva avvisare con quella figura preoccupante la sua presenza di curatore a riguardo di una nota, e pericolosa, malattia morbosa, e contemporaneamente voleva dichiarare il senso specifico del suo operato sanitario in mezzo alla gente, ed a tutti gli individui.

Tanto è vero che la sua effigie – al tempo della peste marsigliese del 1720-22, diffusasi anche in buona parte della Provenza – venne utilizzata per segnalare la presenza della malattia su speciali steli lapidee marcanti il perimetro di protezione dal contagio determinato da un apposito muro di pietre eretto per non essere varcato e starne lontani [Figura 4].

Figura 4Un cippo lapideo con incisa la figura conosciuta del Medico della Peste, eretto in Francia a Cabrières persso Avignone,  per segnalare il vicino Muro di confinamento dalla pandemia

La prima maschera col becco adunco

E’ nel 1656, e a Roma, che la prima Maschera del Dottore della Peste fa la sua apparizione, almeno nella propria rappresentazione iconografica tipica, come elemento caratterizzante la epidemia pestifera, scoppiata nella capitale del Lazio. Ed è opera convenzionalmente attribuita all’incisore tedesco Paul Fürst di Norimberga; che quell’anno fatale pubblicò una stampa, inizialmente in bianco-nero e dopo a colori [Figure 5 e 2], intitolata il Dottor Schnabel di Roma (di cui è da notare che l’appellativo del medico non è un effettivo cognome, bensì l’epiteto del suo reale significato, che corrisponde in italiano a Becco!: quel particolare suo elemento sporgente portato sul volto), e mostrante la ormai famosa figura del Medico della Peste con lungo abito nero, cappello piatto altrettanto scuro e pantaloni chiusi alle caviglie, mani coperte di guanti, e la stravagante maschera caratteristica – occhialuta – sulla faccia, con un grande becco adunco prominente, e conclusivamente con un bastone di legno in mano.

Figura 5 – Paul Fürst, ‘Il Dottor Becco di Roma’, 1656

Questa immagine tuttavia è stata ripresa da una altra raffigurazione coeva, ed appena precedente (meno nota e scarsamente citata dagli storici e dai critici perché più elementare graficamente, e didascalicamente non polemica come quella fürstiana) [Figura 6], realizzata dall’incisore anch’egli tedesco Gerhart Altzenbach di Colonia, importante editore di opere d’arte su rame che si faceva chiamare addirittura il “santo stampatore”.

Figura 6Gerhart Altzenbach, ‘Abbigliamento in mezzo alla Morte’, 1656

In questo suo disegno egli si occupa di diffondere il nuovo aspetto del medico della peste debitamente attrezzato con il proprio apparato protettivo, in una maniera realistica e descrittiva (anche figurativamente, poiché il bastone da dottore è una semplice verga di pura funzione distanziatrice dei malati, o di cautelativo contatto indiretto nei confronti degli oggetti contaminati dei pazienti da verificare in posizione discosta.

Ed il commento didascalico del suo testo riporta soltanto l’oggettivo riferimento al còmpito sanitario di soccorso che i dottori prestavano ai malati: “Come si vede nella immagine / A Roma i medici compaiono / Quando sono chiamati presso i loro pazienti / Nei luoghi colpiti dalla peste / I loro cappelli e mantelli, di foggia nuova / Sono in tela cerata nera / Le loro maschere hanno lenti di vetro / I loro becchi sono imbottiti di antidoti / L’aria malsana non può far loro alcun male / Né li mette in allarme / Il bastone nella mano serve a mostrare / La nobiltà del loro mestiere, ovunque essi vadano”.

Invece la incisione del Fürst è una sorta di risposta scettica, con forte inflessione satirica, alla descrizione altzenbachiana precedente: “Credimi, è soltanto una favola / Ciò che viene scritto del Dottor Becco / Che invece fugge dal contagio / E carpisce i soldi ai pazienti / Cercando cadaveri per guadagnarsi da vivere / Proprio come il corvo su un mucchio di letame / E credimi, non distogliere lo sguardo, Roma / – Chi non sarebbe molto spaventato / Davanti al suo piccolo bastone / Con cui intende di parlare come se fosse muto / E indica la sua decisione di morte / Così tanti ritengono di essere stati toccati / Da un diavolaccio nero / Il cui inferno si rivela una capiente borsa / E le anime che prende sono d’oro”.

Una versione decisamente trasformata, ed anche ampliata, di cui mi permetto di produrre una mia traduzione più corrispondente agli originari versi latino-tedeschi, con la loro effettiva trasposizione in rime baciate quali sono state originariamente scritte: “Come si vede in questa illustrazione / A Roma i medici han fatto apparizione / Quando dai lor pazienti son chiamati / Nei luoghi dalla peste contagiati / Cappelli o manti, di nuova abbigliatura / fatta di tela in cera, nera o scura / Cappucci con occhiali disegnati / E becchi con antidoti infilati / Che l’aria impura non possa danneggiare / O al dottore allarme procurare / E col bastone in mano ben mostrato / di un nobile mestiere ovunque dato”.

Ma oltre alla sua divergenza didascalica, la stampa del Fürst contiene anche alcune aggiunte figurativamente devianti, di altrettanto significato eccessivamente caricato, tra cui, principalmente, le unghie rapaci dei guanti, ed il bastone ornato in cima da una clessidra con ali di pipistrello, esplicito elemento di ammonizione mortifera: tutti elementi indicatori di un mònito macabro, ulteriormente accentuato dalla intrusione figurativa – inesistente prima – sullo sfondo della immagine, di un minaccioso medico mascherato da cui tutti scappano, accanto ad una città abbandonata caduta in rovina [Figure 7 e 8].

Figure 7 e 8 – Dettaglio nella stampa del Fürstriferito al bastone sanitario usato dal Medico della Peste come è stato rappresentato , con l’àpice decorato mortuariamente da una clessidra dotata di ali di pipistrello [sopra]. E [sotto] il particolare della medesima incisione fürstiana raffigurante un gruppo di persone fuggenti davanti al costume spaventante del Dottore della Peste, fuori da una città diroccata

In verità i Medici della Peste utilizzavano una semplice bacchetta, come ho indicato prima, per tenere lontani i pazienti infetti e rovistare tra le loro cose contagiate, ad una distanza sicura; ma a volte usavano anche legni, che a volte erano aromatici (secondo una usanza che proveniva dalla più antica tradizione medievale dei lunghi lumi usati nelle processioni o nei cortei funebri dagli appartenenti alle Confraternite religiose) e venivano accesi in punta per il loro profumo, in modo da mitigare il fastidio degli odori putridi dei morti o dei moribondi, e addirittura per bruciarne le ferite infette [Figure 9 e 10].

Figure 9 e 10Due acquarelli del 1910 dell’illustratore francese  Paul Bineteau : ‘Un Medico indossante un Costume seicentesco di protezione contro la peste’ [sopra], e ‘Costume di un Chirurgo quarantenario durante la Peste nel Lazzaretto di Marsiglia nel 1819, mentre brucia il Bubbone pestilenziale’; entrambi riportanti i tipici indumenti di un Dottore e di un Infermiere come erano vestiti tra Seicento e Sette-Ottocento

Lo sconosciuto autore della stampa del Dottore della Peste

Ancòra prima, però, delle immagini pubblicate da Altzenbach e dal Fürst, esiste una ulteriormente precedente – sebbene sempre dello stesso anno 1656 – raffigurazione identica, per quanto differentemente illustrata e commentata nella didascalia, fatta circolare anonimamente e sempre a Roma (ma contemporaneamente anche a Perugia) su un foglio sciolto sinteticamente disegnato [Figura 11]. Si tratta dell’indubbio prototipo da cui gli incisori tedeschi hanno immediatamente ripreso le loro riproduzioni, con i corrispondenti riferimenti scritti che poco fa ho esposti.

Figura 11Autore Ignoto, ‘L’Habito con il quale vanno i Medici per Roma’, 1656. E’ la stampa originale (riferibile allo sconosciuto disegnatore romano Italo Columbina: si veda la Figura 12) pubblicata (a Roma e a Perugia) dall’editore perugino Sebastiano Zecchini

Ma se nella litografia lo stampatore in questione ha chiaramente riferito il proprio nome (Sebastiano Zecchini, editore perugino), dell’effettivo autore della immagine nulla egli ha lasciato indicato. Tenendo nel completo anonimato la paternità di questa formidabile icona, divenuta poi nei secoli un esemplare emblema del vestiario medico ai tempi della peste seicentesca, e dopo.

Di tale ignoto disegnatore italiano possono essere due le possibili attribuzioni identificative: la prima, che si tratti dello stesso stampatore perugino (ipotesi tuttavia scartabile anche per il fatto che le mie ricerche rivolte in tale direzione non hanno dato risultati confermanti), e l’altra riguardante quello sconosciuto artista che si firma “I. Columbina” esplicitamente riportato nella incisione fürthiana in basso al centro, e che dichiara di avere eseguito il ritratto del medico “dal vero” [Figura 12].

Figura 12Particolare della incisione del Fürst in cui è chiaramente riportato il nome del disegnatore della immagine (I. Columbina), che viene da lui indicata come “ripresa da vero”

Questo per altro strano nome, di cui anche nei suoi confronti le mie abbondanti e puntigliose indagini di ritrovamento hanno dato inesistenti riscontri, o è un nominativo trascritto malamente dall’incisore tedesco, e dunque come tale irrintracciabile, oppure può corrispondere a quel disegnatore che gli esperti del Museo Britannico di Londra ritengono si tratti di un – però anche a loro persona sconosciuta – “J. Columbina”, ovvero anche un possibile “Columbani” (o magari, come più precisamente considero io, un Colombani, se non Colombano: di cui però ugualmente, non sono riuscito a ritracciare alcuna notizia).

Il nome Colombani storicamente più noto, e corrispondente all’epoca in questione, è quello del veneto Paolo, “libraio e stampatore matricolato” (cioè con attestato di matricolazione professionale), nato nel 1722 e morto nel 1800; nei cui dati di riferimento la scheda sempre museal-britannica già riporta una strana incongruenza, attribuendogli una pubblicazione di un testo del Metastasio – l’Artaserse – uscita nel 1730 quando l’editore aveva soltanto 8 anni! E nella cui ascendenza genealogica comunque non appare parente alcuno con iniziale I (o J).

E sebbene senza un accertabile autore, tale gloriosa immagine del 1656 rimane comunque in assoluto la raffigurazione iniziale di quel genere di indumento medico, poi sempre più comunemente indossato nel secolo successivo, e ripreso analogamente addirittura fino all’inizio del Novecento! Perché mai prima – per quanto se ne sappia – una simile figura è stata rappresentata (risultando descritta soltanto verbalmente).

L’inventore della Tuta della Peste

Quella attrezzatura sanitaria con strana maschera corvina è infatti comparsa molti anni prima del 1656 (e la si ritrova dal 1619 a Parigi, durante la peste francese del 1615-21, giunta nella capitale di Francia nel 1618), venendo utilizzata quale provvidenziale rimedio verso la possibilità di contagio dei medici in rapporto diretto con i malati, e come strumento di protezione pressocchè totale da ogni contatto fisico. E la sua invenzione è stata opera del famoso “dottore dei tre monarchi” francesi (Enrico IV, Luigi XIII, e Luigi XIV il  Re Sole), Charles De L’Orme, più elementarmente trascritto Delorme; che davanti al problema infettivo in presenza di pazienti contagiosi e in mancanza di opportuni mezzi protettivi, ideò quella complessa tuta, pressocchè ermetica, per salvaguardarsi da infezioni possibili, mortalmente deleterie, nella necessità di potere proseguire indenne il proprio lavoro di curatore (e guaritore).

Ma di quel suo apparato rimangono soltanto descrizioni scritte, e nessuna raffigurazione visiva nel suo periodo (di cui comunque, e indubbiamente, le riproduzioni tipiche di quasi 40 anni dopo sono del tutto corrispondenti al prototipo iniziale delormeano): e le notizie più autorevoli di tutte rimangono le dichiarazioni epocali riportate dall’amico del medico francese, il connazionale Abate Michele di Saint-Martin (Scudiero del Re e Signore della Mare du Désert, Marchese di Miskou nella Nuova Francia – l’antico Canada, allora colonia francese -, Dottore in Teologia alla Università di Roma e poi Rettore dell’Università di Caen), personaggio eccentrico ma anche estremamente sfortunato fisicamente, per la sua natura alquanto deforme, che ha testimoniato ideazione e realizzazione attribuite al Delorme in varie occasioni, espresse in un suo libro biografico da lui scritto su quel dottore: tanto nella prima edizione del 1682 (“Non dimenticò mai il suo cappotto di cuoio del quale era l’autore, che lo copriva dai piedi alla testa a forma di imbracatura, e quella maschera della stessa pelle cui aveva fatto attaccare un naso lungo mezzo piede per contrastare l’aria maligna”) quanto nella seconda dell’anno dopo, 1683 (“Si era fatto, diceva, un abito di tela, in cui l’aria malsana difficilmente poteva penetrare: si metteva in bocca aglio e ruta, infilava incenso nel naso e nelle orecchie, e si copriva gli occhi con lenti tonde; e in questo equipaggiamento assisteva i malati, guarendo quasi tutti ai quali affidò i suoi rimedi”).

Prima della peste del Seicento

 Le iniziali normative di governo per la “prevenzione alla diffusione delle malattie epidemiche gravi”, soprattutto riferite alla peste, sono state prese (secondo quanto riferisce lo storico inglese William Wadd, Cavaliere e “Chirurgo Straordinario del Re” britannico, autore di un testo – Massime Memorabili e Memorie – uscito nel 1827 e pubblicato dagli stampatori Callow e Wilson specializzati nella vendita di libri medici) in Italia, e particolarmente in “Lombardia, e  a Milano, negli anni 1373, 1383, e 1399”.

In precedenza non esistevano particolari studi o indicazioni di rimedio specifiche o scientifiche verso le malattie gravi, e ci si affidava soltanto a prescrizioni generiche basate sulla tradizione empirica e perfino sul riferimento autoritario alle opere classiche, oppure arrivando all’estremo affidamento disperato verso la provvidenza divina: come ancora nel 1576, in piena peste bubbonica, il famoso Cardinale milanese Carlo Borromeo ricordava ai suoi concittadini, irresponsabilmente dèditi ad ogni sorta di evasioni edonistiche (“le mascare, le comedie, i giuochi paganeschi, i balli, i banchetti, gli eccessi delle pompe, le spese disordinate, le risse, le questioni; gli homicidii, le lascivie, le disonestà, le mostruose pazzie e dissolutezze tue”), incitandoli a contrastare “la verga del castigo” della epidemia aggrappandosi al “bastone del sostegno” di Dio.

E fu questo il principale motivo per cui durante gli anni più cruenti della Peste Nera (1346-1353) durante il Medioevo, che nulla si riuscì a fare nei confronti del dilagare del morbo in tutta la Europa, ed in Asia, da dove la malattia proveniva, trasportata attraverso la Via della Seta.

          Ed ancòra nel 1630-31, all’ennesimo propagarsi della pandemia pestìfera, siamo in possesso di un sostanziale incapacità di affrontare la malattia con interventi e rimedi risolutori; che le accorate parole del medico veneziano Alvise Zen hanno illustrato con chiare conclusioni di rassegnazione, descrivendo uno scenario devastante da romanzo manzoniano: “Per secoli non ci fu calamità più spaventosa della peste. Il morbo veniva”, anche questa volta, “dall’Oriente e dunque tutte le strade del commercio […] si trasformarono in vie di contagio”. Ed anche per mare, “Assieme alle spezie e alle stoffe preziose, le navi […] trasportarono […] la morte nera”. Lasciando uno “spettacolo così desolato” che costrinse “sùbito” a prendere “una serie di provvedimenti per arginare l’epidemia: furono nominati delegati per controllare la pulizia delle case, vietare la vendita di alimenti pericolosi, chiudere i luoghi pubblici, perfino le chiese. […] Potevamo circolare liberamente solo noi medici. Gli infermieri e i becchini dovevano portare segni distintivi visibili anche da lontano; noi indossavamo una lunga veste chiusa, guanti, stivaloni, e ci coprivamo il volto con una maschera dal naso lungo e adunco e occhialoni che ci conferivano un aspetto spaventevole. Alzavamo le vesti dei malati con un lungo bastone e operavamo i bubboni con bisturi lunghi come pertiche”. Ed in mezzo a tutto questo confuso avvilimento perfino “Illustrissimi medici dell’università […], chiamati per un consulto, disconoscevano addirittura l’esistenza del morbo”, così che “guaritori e ciarlatani inventavano inutili antidoti”.

La Tuta medicale di Delorme, di cui testimonia anche la descrizione zeniana, era comunque sconosciuta nei secoli precedenti, ed i dottori della peste normalmente visitavano i loro pazienti senza precauzioni opportune, come continuamente attestano le opere artistiche tanto nel Cinquecento quanto nei secoli medievali [Figure 13 e 14].

Figure 13 e 14Due significative immagini dei curatori della peste nel Cinquecento e nel Quattrocento: nella incisione a bulino (‘La peste durante l’Assedio di Leida’) [sopra], dell’artista olandese Willem De Haen del 1634-35 (in cui è raffigurato il tipico modo cinquecentesco di assistenza medica  – con un dottore tra i malati della pestilenza scoppiata nel 1573-74 nell’assedio della città belga da parte delle truppe spagnole, nella cosiddetta Guerra degli Ottanta Anni – che semplicemente osserva le urine dei pazienti senza alcun accorgimento protettivo); e nella illustrazione di autore ignoto (‘San Francesco e suoi Monaci mentre curano vittime della lebbra in Italia’) [sotto] contenuta nel Codice ‘La Franceschina’ di Monteluce presso Perugia scritto dal frate francescano perugino Jacopo Oddi nel 1474-76 (con i curanti a diretto contatto dei contagiati, secondo un tradizionale criterio medico-assistenziale proveniente intatto dal Medioevo)

Altre Maschere dei Dottori della Peste

Dopo le illustrazioni del 1656, il Dottor Becco della Peste con il suo caratteristico vestiario protettivo e mascherato, si è definitivamente fissato nella propria immagine di tipicità iconografica, ritornando nelle pubblicazioni variamente stampate, periodicamente, per tutto il Settecento e oltre [Figure 15 e 16].

Figure 15 e 16Due immagini, rispettivamente del 1720 e del 1826, del convenzionale Vestito del Medico della Peste: la prima [sopra], stampata (e molto probabilmente anche incisa) da Philippe Planche (‘Abito dei Medici, ed altre persone, che visitano gli Appestati’) per il ‘Trattato sulla Peste’ del dottore francese Jean-Jacques Manget del 1721; e la seconda [sotto], disegnata dal medico londinese William Wadd, chirurgo straordinario del Re Giorgio IV del Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda), per il suo libro ‘Massime Memorabili, e Memorie’, uscito nel 1827. Per informazione, è evidente che la illustrazione planchese è stata presa da modello per le figure sulle steli della peste marsigliesi [si veda la Figura 4]

Proseguendo con aggiornamenti tecnico-epocali – oppure con reiterati criteri tradizionali – fino al Novecento [Figure 17 e 18].

Figure 17 e 18Due foto, entrambe di autori sconosciuti, riportanti la evoluzione – tradizionale e modernizzata – del seicentesco vestiario medico per la peste: in un posto  di controllo doganale sulla isola veneziana di Poveglia (‘Uomo con la Maschera della Peste’, 1898) [sopra] e nella tuta del personale sanitario cinese in Manciuria (‘Abito protettivo per i Medici contro la peste polmonare’, 1911) [sotto]

Diventando quindi, in certi casi, autentici esemplari della odierna attrezzatura sanitaria di protezione, utilizzata dal personale medico per ripararsi dalla attuale pandemia covidese, e per opportunamente contrastarla nella lotta alla sua espansione [Figura 19].

Figura 19La odierna Tuta medico-protettiva (isolante e monouso) prodotta dalla società di attrezzature sanitarie Ikbolo a Pechino, per il solo mercato cinese (2020)

L’INVENTORE DELLA MASCHERINA MODERNA A PROTEZIONE DAI BATTERI E DAI CONTAGI

Conclusivamente, non voglio dimenticare – su questo argomento di mascherature e mascherine – di considerare Wu Liande (nome così scritto nella ufficiale dizione linguistica cinese della fonetica pin-in, che nella trasposizione anglo-sassone viene più solitamente riportato come Wu Lien-teh) finora rimasto pressocchè sconosciuto al pubblico comune e non specializzato in questioni di medicina moderna: che è il grande medico malese, di origine cinese, nominato Premio Nobel della Medicina nel 1935 per essersi prodigato nella cura delle terribili epidemie di colera e peste polmonare scoppiate in Manciuria nel 1910-11, e poi nel 1920-21 e durata fino al 1931), che ha ideato la moderna mascherina protettiva da portare sul viso (allora confezionata con cotone idrofilo, successivamente rifinito in strati sovrapposti di garza) [Figura 20], usata per gli interventi chirugici e per la difesa dai contagi, ed ancòra adesso indossata comunemente dal personale sanitario guerriero contro il Virus Corona, ma anche da tutti noi [Figura 21].

Figure 20 e 21Una foto (di autore ignoto) del 1916 [sopra] mostrante i dottori Wu Liande (a destra) e Frederick Eberson (medico e chirurgo newyorkese, ricercatore esperto di batteriologia), entrambi con la mascherina protettiva, durante un esperimento all’aperto di inalazione contro la peste nel Laboratorio dell’Ospedale a Mukden in Manciuria; e un manifesto pubblicitario (‘Guerrieri del 2020’, disegnato dal giovane illustratore francese  Léo Finjean di Vannes in Bretagna) [sotto] raffigurante la Mascherina Contemporanea, indossata dal personale sanitario odierno ‘combattente’ contro la pandemia (in cui viene ricordata anche la precauzione personale di proteggersi “Stando in Casa”)

Wu ha dedicato la sua vita, in mezzo agli ammalati colerosi e di peste pneumonica, per fermare il terribile dilagare della pandemia in Cina, ricercando tutti gli espedienti possibili per trovare una cura e un rimedio efficaci [Figure 22 e 23].

Figure 22 e 23 – Entrambe di autori sconosciuti, queste fotografie mostrano l’attività di ricerca sperimental-curativa del medico sino-malese (‘Wu Liande nel suo laboratorio a Wukden’, nel 1929) [sopra] e la sua prestazione sanitaria tra gli appestati manciuriani con i suoi numerosi colleghi e collaboratori (‘Medici e Infermieri della Peste Polmonare in Manciuria’, nel 1930)

Ed a lui deve andare la nostra riconoscente gratitudine per avere inventato questo semplice, esiguo, ma eccezionale mezzo di contrasto verso gli agenti patogeni ovunque in circolazione (ed in agguato).

Che è di dovere a noi tutti di usare, per la nostra incolumità, e la sicurezza degli altri: come ha fatto il suo geniale (e generoso) ideatore [Figure 24 e 25].

     Figure 24 e 25La stessa immagine riproducente le fattezze di Wu Liande (Fotografo Ignoto, ‘WLT intorno al 1920’, senza data) con il viso scoperto, e con la odierna Mascherina protettiva da lui provenuta (Corrado Gavinelli, ‘WLT intorno al 2020’, 2021)

NOVANTESIMA PROPOSTA – 21 Marzo 2021 – Da Alessandra Civitico Božić, Insegnante Elementare, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Per il Tema “La Primavera e i Fiori come Messaggio di Ripresa”

Questi lavori sono stati creati dagli Allievi (i cui cognomi non possono essere indicati) durante il periodo della pandemia attraverso la didattica a distanza

Jakov, Alunno della Seconda Classe – Un Fiore 

Dante, Alunno della Prima Classe – Tre Fiori

Matias, Alunno della Seconda Classe – Un Insieme di Fiori

Chiara, Alunna della Prima Classe – Tanti Fiori

Eric, Alunno della Prima Classe – Fiori sulla Pianta

Vita, Alunna della Seconda Classe – Fiori, Alberi Fioriti, e … Animali

Novantunesima proposta – 28 Marzo 2021 – Alessandra Civitico Božić, Insegnante Elementare, Valle di Rovigno (Pola) Italia

Per il Tema “E dopo i Fiori, anche gli Animaletti si Risvegliano”

Questi lavori sono stati creati dagli Allievi (i cui cognomi non possono essere indicati) durante il periodo della pandemia attraverso la didattica a distanza

Eric, Alunno della Prima Classe – Appena Fatti!

Matias, Alunno della Seconda Classe – Pronti da Sistemare

Vita,Alunna della Seconda Classe – A Terra e sugli Alberi

Chiara, Alunna della Prima Classe – Sulle Rocce

Dante, Alunno della Prima Classe – Sulla Pianta

Dante – Tra i Rami

NOVANTADUESIMA PROPOSTA – 31 Marzo 2021 – Da Germano Neri (per Europa InCanto), Maestro di Orchestra e Compositore Musicale, Roma (Italia)

CoroNonVirus- Nessun Dorma, Canto di Speranza

NOVANTATREESIMA PROPOSTA

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